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Squat profondo: come migliorare lo squat depth (senza “barare” con la tecnica)

Lo squat profondo, quello in cui scendi davvero “sotto il parallelo” mantenendo controllo e assetto, è una di quelle cose che sembrano semplici finché non provi a farle bene. E lì escono fuori tutti i dettagli: caviglie rigide, anche che “chiudono”, schiena che si arrotonda, talloni che si staccano, ginocchia che non vogliono andare dove dovrebbero.

La buona notizia è che, nella maggior parte dei casi, lo squat depth non è un “dono genetico”: è un mix di mobilità, tecnica, forza nelle posizioni giuste e progressione intelligente.

Cos’è davvero lo squat depth (e perché ti interessa)

Per “squat profondo” si intende uno squat in cui l’anca scende sotto il livello del ginocchio mantenendo:

Non è solo una questione estetica o di “standard da gara”: migliorare la profondità spesso significa anche migliorare controllo, stabilità e qualità del movimento. Il punto non è scendere a ogni costo: è scendere bene.

Prima diagnosi: cosa ti blocca davvero?

Prima di aggiungere stretching a caso, fai 2 test semplici (anche a casa):

1) Test caviglia al muro (dorsiflessione)

In ginocchio davanti a un muro, piede a terra, prova a portare il ginocchio a toccare il muro senza staccare il tallone. Se per toccarlo devi stare lontanissimo o il tallone si alza, la caviglia è probabilmente un limite importante.

2) Goblet squat “pry” (con manubrio o kettlebell)

Tieni un peso davanti al petto, scendi in squat e resta in basso respirando. Se con il contrappeso scendi molto meglio, spesso il limite non è “solo” mobilità: c’è anche un tema di controllo, equilibrio e pattern motorio.

Il colpevole numero uno: la caviglia (e come sbloccarla sul serio)

Molti non scendono perché manca dorsiflessione: il ginocchio non avanza abbastanza, quindi il corpo “compensa” piegandosi in avanti o alzando i talloni.

E qui entra in gioco un apporccio importante: lavorare l’allungamento del polpaccio con carico, puntando molto sulla fase eccentrica.

Esercizio chiave (2–3 volte a settimana)

Calf raise eccentrico “pesante” (in piedi o seduto)

L’idea è preparare davvero la caviglia prima dello squat profondo, non solo “tirarla” 20 secondi.

Anche e bacino: se “chiudi” in basso non è pigrizia

Se arrivi a un punto in cui senti le anche bloccarsi o perdi la schiena in fondo (classico “butt wink”), spesso c’entrano:

3 esercizi che aiutano davvero

1) Goblet squat pry (60–90 sec totali)
Scendi, spingi delicatamente le ginocchia verso l’esterno con i gomiti, respira profondo e “trova spazio”.

2) Squat hold assistito
Tieniti a un rack o a un palo: scendi in basso mantenendo talloni giù e schiena lunga. Ti permette di lavorare in profondità senza collassare.

3) Cossack squat (controllato)
Ottimo per adduttori e controllo laterale. Poche reps, fatte bene.

Tecnica: piccoli settaggi che cambiano tutto (senza stravolgere)

Qui tanti si ostinano: stessa stance per tutti, stessa apertura, stesso angolo dei piedi. Ma lo squat è anche antropometria.

Spunti pratici che tornano spesso anche nei consigli dei trainer online:

Un altro aiuto molto usato (soprattutto in ottica weightlifting) sono le scarpe da sollevamento: rialzo del tallone = richiesta minore di dorsiflessione, spesso ti fa “sbloccare” profondità e postura più verticale.

“Scendo, ma mi piego in avanti”: non è solo flessibilità

Se il busto cade molto avanti, può essere:

Tip semplice che funziona

Prima di scendere:

  1. inspira “a 360°” (pancia + fianchi + schiena),

  2. chiudi le costole,

  3. scendi mantenendo pressione su tripode del piede (alluce, mignolo, tallone).

E in risalita pensa: “spingo il pavimento via”, non “tiro su la schiena”.

Progressione pratica: 10 minuti a fine allenamento (per 3–4 settimane)

Se vuoi migliorare davvero, la costanza batte la magia.

A) Mobilità caviglia + carico (3–5 min)

B) Pattern in profondità (3–4 min)

C) Tecnica (2–3 min)

Quando NON forzare la profondità

Due casi tipici:

In quel caso: riduci profondità, lavora sulla qualità e, se serve, fatti vedere da un professionista.

Mini FAQ: le domande che arrivano sempre

“Devo per forza fare squat ATG?”

Dipende dall’obiettivo, dalla mobilità, dalla storia di infortuni e dallo sport. Ma migliorare la capacità di scendere bene, anche se poi non lo fai sempre pesante, è spesso un plus.

“Metto i dischi sotto i talloni?”

Può essere una tecnica temporanea per imparare la posizione, ma non deve diventare una stampella eterna: se la caviglia è il limite, lavoraci.

“Se apro tanto i piedi risolvo?”

A volte sì, ma se esageri stai solo spostando il problema. L’apertura deve aiutarti a mantenere ginocchia in linea e schiena stabile, non a “scappare” dalla mobilità.

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