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La curcuma, dall’oriente una spezia miracolosa. Scopriamo perché assumerla

curcuma

La curcuma è una spezia ampiamente impiegata –  in cucina e in medicina –  nell’estremo oriente (in particolare in India).  Grazie alle sue numerose proprietà salutistiche, documentate da una vasta letteratura scientifica, è oggigiorno molto conosciuta anche nei paesi occidentali.  Il genere curcuma appartiene alla famiglia delle Zingiberaceae (la stessa dello zenzero)  e conta più di 80 specie. Tra queste, quella più utilizzata è la Curcuma longa, che cresce spontaneamente in tutta l’Asia meridionale. Viene impiegata la radice, un rizoma di notevoli dimensioni e dalla forma cilindrica, di colore giallo-arancione, con un odore molto intenso ed aromatico.

La curcuma ed il suo uso in cucina

Molto conosciuta in ambito culinario, perché largamente utilizzata nella cucina indiana e pakistana (sottoforma di polvere ottenuta per macinazione) presenta un sapore deciso e leggermente piccante. Aggiunta a fine cottura ai piatti o alle salse, conferisce agli alimenti un colore giallo, simile a quello dato dallo zafferano (non a caso viene chiamata lo zafferano d’india). Questa caratteristica rende la curcuma un ottimo colorante alimentare naturale. Questa spezia viene utilizzata anche come base per la formulazione del curry e di alcune salse.  Famosissimo nel sud Asia è anche il golden milk ( “latte d’oro”), una bevanda a base di curcuma, miele e latte vegetale che può essere consumata calda (ad esempio a colazione), oppure fredda, come bevanda dissetante.

Le virtù terapeutiche della curcuma

Nella medicina ayurvedica e nella medicina tradizionale cinese, la curcuma viene impiegata da millenni perché vanta numerose proprietà salutistiche. I benefici sono da ricercarsi soprattutto nel suo principio attivo: la curcumina.  Questa sostanza ha infatti un’azione antiossidante, antinfiammatoria, analgesica, antimicrobica ed antitumorale. Testata su modelli animali, la curcumina ha mostrato una spiccata azione antinfiammatoria ed antidolorifica con un’efficacia paragonabile ad alcuni farmaci non steroidei come l’ibuprofene (vedi ad es. questo studio). Per questo, se assunta sottoforma di integratori, trova indicazione nel trattamento di dolori osteo-articolari e di malattie acute e croniche caratterizzate da infiammazione.  Questa pianta è conosciuta anche per la sua azione depurativa (è un epatoprotettore), perché facilita la digestione dopo pasti grassi ed abbondanti e perché riduce gli eccessi del colesterolo LDL (il cosidetto colesterolo cattivo).
Infine, la curcuma è un ottimo antiossidante, quindi può essere un valido alleato nel neutralizzare i radicali liberi prodotti ad es. durante attività fisiche intense e pratiche agonistiche.

Controindicazioni ed effetti collaterali della curcuma

Uno dei problemi legati alla curcumina è dato dal fatto che questa sostanza è scarsamente biodisponibile (ovvero non viene assimilata bene dall’organismo). Fortunatamente, nel corso degli anni sono state ideate delle formulazioni proprietarie brevettate  (quali ad es. Theracurmin, Meriva e BCM95) che migliorano notevolmente la biodisponibilità della curcumina, senza dover ricorrere all’associazione con la piperina (tende ad essere mal tollerata da coloro che soffrono di disturbi gastrici o in generale sono deboli di stomaco).

Per quanto riguarda la tollerabilità, la curcuma si è rivelata una sostanza sicura ed, in generale, ben tollerata. In letteratura non sono riportati particolari effetti collaterali. E’ tuttavia controindicata in presenza di calcoli biliari ed ulcera peptica. Si deve inoltre riporre cautela da parte delle donne che desiderino concepire ed in caso di dosaggi elevati protratti nel tempo.

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Kuptniratsaikul V, Dajpratham P et al. 2014  “Efficacy and safety of Curcuma domestica extracts compared with ibuprofen in patients with knee osteoarthritis: a multicenter study”.
Karamalakova YD, Nikolova GD, Georgiev TK, Gadjeva VG, Tolekova AN. Drug Discov Ther. 2019;”Hepatoprotective properties of Curcuma longa L. extract in bleomycin-induced chronic hepatotoxicity.”
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