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Roma FRS Showdown 2026: recap della due giorni e vincitori di ogni categoria

Roma, due giorni, un floor pieno come un’arena. La Roma Firestorm Revengers Showdown 2026 ci ha accolti in veste di media partner e ci ha buttati dentro un weekend che, se ami il CrossFit® e le gare “vere”, ti resta addosso: rumore di bilancieri, gente che si abbraccia a fine WOD, atleti che si giocano tutto negli ultimi 10 secondi, e quell’energia collettiva che non si spiega… si vive.

Sul campo gara quasi 500 atleti si sono dati battaglia in 5 workout + la finale, con un livello di partecipazione enorme e un format capace di tenere alto il ritmo dal primo all’ultimo heat. Il bello? Non era solo uno spettacolo per “pochi eletti”: dai Beginner agli Elite, si è respirata la stessa identica sensazione di sfida personale. Quella che ti fa dire: “Ok, adesso tocca a me”.

18 categorie sul floor: una gara per tutti, ma non “facile” per nessuno

Uno dei punti di forza di questo evento è stato proprio il ventaglio di categorie: 18 divisioni, ognuna con la sua storia, i suoi duelli, i suoi colpi di scena.

In gara c’erano:

Tradotto: un floor pieno di percorsi diversi, ma tutti con lo stesso obiettivo. E quando vedi un Beginner finire il suo WOD con gli occhi lucidi e le gambe che tremano, capisci che la “competizione” non è solo questione di carichi: è questione di cuore.

Day 1: tre WOD per mettere subito le carte in tavola

Il primo giorno è stato un colpo secco: tre prove molto diverse tra loro, pensate per separare chi “sta bene in tutto” da chi è fortissimo in un’area ma rischia di perdere terreno nell’altra.

The Abyss: quando il motore decide tutto

The Abyss era un doppio test da far bruciare i polmoni:

Qui non c’era spazio per l’ego: dovevi gestirti, capire quanto spingere e quanto “tenerti” per non esplodere nel secondo AMRAP. E sugli step over zavorrati si vedeva tutto: cadenza, efficienza, testa. Una di quelle prove dove chi sembra “tranquillo” in realtà sta soffrendo come tutti, solo che non lo fa vedere.

Photo Credits: The Dreamer

Confession: tecnica, controllo, e poi… caos organizzato

Confession (9’ for time) è stato quel tipo di WOD che ti costringe a essere pulito quando vorresti solo accelerare:

È uno di quei workout che ti chiedono “completezza”: non basta essere forte, devi essere composto. E il passaggio tra skill di ginnastica e manubri ad alta intensità ha punito chi perdeva lucidità. Il backward HS walk poi? Un dettaglio cattivo, nel senso buono: è lì che vedi chi ha davvero controllo del corpo.

Absolution: il momento del massimale che pesa più del bilanciere

Absolution era un 4’ per trovare il 1RM complex from floor:

Il classico momento in cui l’aria cambia. Silenzio, chalk, occhi fissi sul bilanciere. Non è solo forza: è scelta del tentativo, è gestione del tempo, è coraggio. E, come sempre, è anche strategia: chi sbaglia l’apertura spesso paga caro.

Day 2: si alza il sipario… e arriva l’acqua

La seconda giornata ha iniziato a spingere sul serio, e lo ha fatto con WOD che hanno alzato la posta sia sul piano fisico che su quello mentale.

Blood (Elite e Masters): 11 minuti per non mollare mai

Per Elite e Masters, Blood:

11’ time cap – 3 rounds

Qui il “tema” era chiarissimo: sofferenza ciclica. Bike che ti svuota, T2B che ti spezzano l’avambraccio, clean che diventano macigni se ti presenti scarico. Il segreto? Non farsi inghiottire dalla bici e arrivare alla sbarra con ancora una presa “viva”.

Faith (Beginner e Intermediate): volume, ritmo e sandbag che non perdona

Per Beginner e Intermediate, invece, Faith (9’ AMRAP):

Un WOD che sembra “semplice” finché non lo fai. Il volume sale, i burpees spezzano, e il sandbag in bear hug ti ricorda che la postura è una cosa seria. Carino da vedere perché raccontava tanto degli atleti: chi gestiva bene il ritmo guadagnava in modo pulito, chi si faceva prendere dalla fretta pagava con gli interessi.

Phto Credits: Anna Alexoaei

Cut e semifinale: la gara cambia faccia

Dopo questi test è arrivato il cut per la semifinale. Ed è qui che l’atmosfera diventa più tesa: chi è dentro respira, chi è fuori mastica amaro. Ma è anche la parte più onesta del format: arrivano avanti quelli che hanno messo insieme i pezzi nel modo giusto.

Light & Darkness: la novità in piscina

Per Elite e Master, la chicca 2026: WOD in piscina. E sì, è stata una novità che ha fatto parlare.
Light & Darkness (6’ time cap):

Il nuoto in mezzo a una competizione di functional fitness cambia tutto: respiro, controllo, capacità di non andare in panico. E poi tornare a spingere con i manubri dopo i 200 m… è un “reset” che reset non è: devi riprendere in mano il corpo in pochi secondi.

Per Intermediate e Beginner, la semifinale è stata una versione del Blood con variazioni (trovabili sulla pagina ufficiale della gara). Qui la cosa interessante è che hanno mantenuto l’idea del test metabolico, adattandolo al livello in modo sensato.

Photo Credits: The Dreamer

Finale Born Again: urla, ribaltoni e un floor da Games

E poi lei: la finale. Born Again (7’ cap time), costruita per creare spettacolo e mettere pressione vera.

Una finale emozionante, dove abbiamo assistito a un vero show con atleti Games sul floor. Classifiche che si ribaltano, gente che capisce all’ultimo giro se sta vincendo o perdendo, e quel mix di rumore e adrenalina che ti fa venire la pelle d’oca.

Negli Elite Men, il testa a testa è stato chiarissimo: Luka Dukic vs Augustin Vilicnik. Un duello di livello altissimo, serrato, con distacchi minimi e una tensione che si sentiva anche dalle tribune.

Negli Elite Women, Siria Meha sembrava la favorita, ma la toscana Speranza Boncioli ha letteralmente volato sulle rope climb: ha chiuso con quasi un minuto di distacco dalla atleta albanese, ribaltando la percezione del finale! Da brividi!

Podio e vincitori: tutti i risultati per categoria

Ecco i vincitori di ogni categoria:

🏆 Classifiche Roma Firestorm Revengers Showdown 2026

🔥 Elite Women

🥇 1° posto: Siria Meha
🥈 2° posto: Speranza Boncioli
🥉 3° posto: Aleksandra Ilic

🔥 Elite Men

🥇 1° posto: Luka Dukic
🥈 2° posto: Augustin Vilicnik
🥉 3° posto: Faber Dannunzio

💪 Master 35 RX Men

🥇 1° posto: Mariano Tamburo
🥈 2° posto: Luciano Martini
🥉 3° posto: Alessio Lugara

💪 Master 35 RX Women

🥇 1° posto: Ailsa McKeon
🥈 2° posto: Lucrezia Arena
🥉 3° posto: Arianna Narcisi

💥 Master 40 Men

🥇 1° posto: Erminio Gerolamo
🥈 2° posto: Francesco Canu
🥉 3° posto: Alessio Melucci

💥 Master 40 Women

🥇 1° posto: Giada Nicolini
🥈 2° posto: Danila Capaccetti
🥉 3° posto: Marta Vantaggiato Ami

⚡ Master 45 Men

🥇 1° posto: Dmitry Sidelnikov
🥈 2° posto: Ventura Criscuolo
🥉 3° posto: Simone Finocchi

⚡ Master 45 Women

🥇 1° posto: Valentina Pagliassotto
🥈 2° posto: Anett Fekete
🥉 3° posto: Ilaria Perini

🏋️ Master 50 Men

🥇 1° posto: Luca Matteoni
🥈 2° posto: Roberto Di Gennaro
🥉 3° posto: Alessandro Perin

🏋️ Master 50 Women

🥇 1° posto: Cinzia Volpino
🥈 2° posto: Elisa Zafferani
🥉 3° posto: Marina Petroni

🚀 Intermediate Men

🥇 1° posto: Ardit Mbrati
🥈 2° posto: Bozidar Krivokapic
🥉 3° posto: Antonio De Rosa

🚀 Intermediate Women

🥇 1° posto: Lucia Dolce
🥈 2° posto: Francesca Livatino
🥉 3° posto: Katharina Vogel

🔹 Intermediate Master 35 Men

🥇 1° posto: Andrea Altieri
🥈 2° posto: Nikita Shashkevich
🥉 3° posto: Giorgio Desideri

🔹 Intermediate Master 35 Women

🥇 1° posto: Amira Appolloni
🥈 2° posto: Ekaterina Sakharova
🥉 3° posto: Jovana Prokopic

⭐ Beginner Men

🥇 1° posto: Valerio Luciani
🥈 2° posto: Matteo Manna
🥉 3° posto: Matteo Molinari

⭐ Beginner Women

🥇 1° posto: Sofia Casarin
🥈 2° posto: Sara Cesaroni
🥉 3° posto: Rachele Frigerio

🌟 Beginner Master 35 Men

🥇 1° posto: Enrico Provenzale
🥈 2° posto: Simone Zucconi
🥉 3° posto: Francesco Romito

🌟 Beginner Master 35 Women

🥇 1° posto: Monica Valeri
🥈 2° posto: Chiara Serafini
🥉 3° posto: Miriam D’Agostino

Cosa ci portiamo a casa: voci, persone, e quella fame di sport

Di questa due giorni, noi ci portiamo a casa cose che non finiscono in classifica.

La frizzantezza della speaker Nitzka, che ha tenuto alto il ritmo e acceso il pubblico. Le urla di gioia degli atleti, quelle vere, che partono quando capisci che hai appena fatto qualcosa che non credevi possibile. La passione degli organizzatori Nicolò e Camilla, che si vede quando ogni dettaglio è curato ma il cuore resta al centro. Il duro lavoro dei judge, sempre presenti, spesso invisibili, ma fondamentali. E la determinazione instancabile dello staff, che è la spina dorsale di qualsiasi evento ben riuscito.

È stato un weekend di sport che ci ha riempito i cuori. E adesso lo sguardo è già avanti: pronti per la prossima edizione della Roma Showdown.

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